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martedì 22 marzo 2011

C'erano una volta le Torelle


Ai posteri non è dato conoscere la storia.
Nel Comune di San Potito Sannitico, in Provincia di Caserta, appena prima di entrare nel centro abitato, nella parte occidentale del paese, sorgeva fino a qualche anno fa un complesso di edifici di una bellezza e un’importanza storica e architettonica probabilmente senza simili, in tutto il territorio dell’Alto Casertano. Si tratta del Complesso Monumentale delle Torelle, un complesso architettonico, cresciuto su se stesso nel corso di dieci secoli di storia, e che ha visto la morte definitiva negli ultimi anni.
Le fonti storiche sul complesso architettonico sono molto discordanti e purtroppo lacunose. Negli archivi storici si fa fatica a ritrovare documenti che si riferiscano direttamente agli edifici che lo costituiscono, ma nei principali testi di storia locale compaiono differenti notizie.
Queste giungono essenzialmente all’interrogativo “Terme o Villa alle Torelle?”, che ha assillato anche uno dei maggiori storici locali, quali Domenico Loffreda. Ma il dott. Loffreda non è stato l’unico a interessarsi dell’edificio. Notizie sulle Torelle sono rintracciabili anche in uno dei più antichi testi di storia locale, quale quello del Trutta (Dissertazioni istoriche delle antichità alifane). Esso, per la sua monumentalità e le sue particolarità architettoniche ha sempre riscosso molto interesse, fin dall’antichità.
Le Torelle sono state oggetto di un “restauro” nel corso degli ultimi anni, che ha consentito di uscire dalla situazione di abbandono, che perdurava da quasi un secolo, e che lo aveva condotto allo stato di rudere, ovvero da quando il cimitero del paese è stato trasferito nella sua sede attuale.
Mi piacerebbe raccontarvi della nuova vita restituita a quelle pietre di 1000 anni, plasmate e consunte dal tempo, mi piacerebbe congratularmi con l’amministrazione locale e con gli enti preposti alla tutela degli edifici storici, ma purtroppo non può essere così.
Infatti, sotto gli occhi indifferenti o poco accorti di tutti, con il benestare del Comune, proprietario del bene, con il “nulla osta” della Soprintendenza ai Beni Architettonici e al Paesaggio, e con il contributo economico, tutt’altro che esiguo, elargito dalla Comunità Europea, l’edificio è stato completamente stravolto, tradito e violentato.
E’ un restauro quello condotto alle Torelle? Non può essere certamente definito tale.
Non si può infatti definire restauro un intervento che non tiene conto della natura del luogo, della consistenza materica dei manufatti, della loro conservazione e del rispetto per i secoli trascorsi.
Andando oggi alle Torelle si “ammira”, in tutto il suo “splendore” un nuovo edificio, in luogo del rudere che raccontava secoli di storia locale.
Alla comunità locale è stata estorta una porzione, la più ricca e la più antica, della propria storia, violentandone le radici, nel luogo della cultura religiosa e della memoria per eccellenza (le Torelle sono state a lungo il luogo della sepoltura degli abitanti di San Potito) e nessuno potrà più restituirla.
Il compenso di cui è stata decorata la comunità locale e la popolazione di tutto l’Alto Casertano è la sede, che probabilmente non entrerà mai in funzione, del “Museo del Brigantaggio”.
Mi prendo sempre la responsabilità di quello che dico e soprattutto se parlo di qualcosa che mi sta particolarmente a cuore.
Ed è per questo che mi sarebbe piaciuto assistere a un intervento maggiormente rispettoso della memoria e della materia custodita in quelle pietre. E per questo urlo il mio sconcerto e denuncio che è stata persa l’occasione di restituire alle Torelle una nuova vita, rispettosa della memoria ma contemporaneamente proiettata al futuro.
Infatti, conservare non vuol dire imbalsamare, non vuol dire rinunciare ad utilizzare gli edifici storici, vuol dire portarli nel futuro con una nuova vita, rispettosa del passato.
Ogni singola pietra, ogni centimetro di malta, ogni mattone, ogni nicchia, ogni muro, ogni lastra, alle Torelle, raccontava qualcosa, ci raccontava di un popolo in bilico tra la cultura pagana e quella cristiana, ci raccontava di una storia che partiva dai romani, o forse prima, e ci conduceva al secolo scorso, ci raccontava della grandezza di questo territorio e della sapienza costruttiva dei suoi architetti e dei suoi maestri costruttori. Avrebbe potuto continuare a raccontarcelo, ma non è così.
Tutto ciò non ci sarà più raccontato, solo perché si è deciso di percorrere la strada di un restauro poco rispettoso delle preesistenze e rivolto solo alla convenienza del momento.
Sono pronta a confrontarmi con chiunque voglia interrogarsi sull’accaduto o rispondere alle mie domande, a cui da mesi cerco di dare una risposta di senso compiuto. Non si può lasciar correre. Non si può aspettare che la convenienza del momento di attingere a fondi pubblici continui a cancellare la storia di un popolo e di un territorio.
Bisogna raccontare quello che è successo alle Torelle per evitare che continui ad essere questo il metro utilizzato, per evitare che altri pezzi di storia vengano cancellati e per evitare che i nostri figli si ritrovino in un luogo in cui la memoria non abbia testimoni.